Federico Di Palma
Donzelli HIFI - Federico Di Palma Artista, web-designer e musicofilo. Ha realizzato il nostro sito ed espone i suoi lavori anche presso il nostro negozio. Il suo lavoro segue una ricerca personale che lo ha portato ad utilizzare diverse tecniche, generi e materiali. Le sue opere spaziano dall'acrilico all'acquarello, dalle sculture alla fotografia. Ama ascoltare rock, r&b, jazz, pop e classica. Per i suoi ascolti ha scelto Audiobilia
Drive Magazine
Donzelli HIFI - Drive Magazine Drive Magazine, rivista elettronica dedicata al mondo della musica, del cinema e dei fumetti
Maestro Carlo Zardo, Celebre cantante lirico
Donzelli HIFI -  Maestro Carlo Zardo, Celebre cantante lirico Nasce a Casoni di Mussolente, in provincia di Vicenza, quasi ai piedi del Monte Grappa. A Torino, alla scuola del Teatro Regio, inizia lo studio della musica e del canto, con insegnanti come Biselli e Provera; partecipa alle stagioni lirico-sinfoniche della RAI. A Milano entra per concorso nei complessi artistici del Teatro alla Scala e su quel palcoscenico fa preziosa esperienza con grandi maestri dell'arte del canto nella sua globalità. Si perfeziona con il Maestro Ettore Campogalliani. Dopo aver debuttato al Teatro Nuovo di Milano con I puritani nel ruolo di sir Giorgio, raggiunge presto la notorietà mondiale interpretando quattordici opere alla Scala, tra cui Norma nel 1977 (ripresa in diretta televisiva in mondovisione), Attila, La forza del destino, con direttori come Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Carlos Kleiber, e a fianco di artisti quali Montserrat Caballé, Plácido Domingo, Luciano Pavarotti, e sette opere all'Arena di Verona (tra cui Mefistofele di Arrigo Boito, Roméo et Juliette di Charles Gounod, Aida e La forza del destino di Giuseppe Verdi). Dai teatri italiani l'attività si estende a quelli internazionali, sia europei, specialmente francesi con i principali ruoli, soprattutto verdiani, anche in produzioni-kolossal come a Parigi, Palais-Bercy (Aida, Nabucco), famosi festival e spettacoli televisivi dei paesi dell'Est per concerti e opere di Mozart, Verdi, Penderecki (di cui ha interpretato Satana nel Paradise Lost alla Scala e alla presenza di papa Giovanni Paolo II nella Sala Nervi in Vaticano), sia mondiali (Canada, Stati Uniti, Sud America).
rustless
Donzelli HIFI - rustless Pochi musicisti possono vantare il percorso artistico di Stefano Tessarin, Lio Mascheroni e Ruggero Zanolini, fieri portabandiera in Italia e in Europa di un rock sano e genuino suonato con maestria e sentimento. Forti di una carriera che li ha visti realizzare ben 8 album di successo tra gli anni ‘80 e i primi anni ‘90 sotto l’egida del nome Vanadium, si ripropongono con immutata energia e passione nel progetto Rustless, con Roberto Zari alla voce e Daniela Marelli al basso.
Maestro Ermanno Codegoni
Donzelli HIFI - Maestro Ermanno Codegoni Organista titolaredal 1980 della Basilica di Santa Maria delle grazie in Milano. Docente di teoria principale e contrappunto presso la scuola civica di Buccinasco (mi).attività come concertista d'organo svolta in importanti rassegne intrnazionali quali la Cattedrale di Budapest ,la Cattedrale cattolica di Dresda,ed altri festival di rilievo.
Alberto Contri chitarrista e contrabassista
Donzelli HIFI - Alberto Contri chitarrista e contrabassista Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, voleva fare il musicista sin da quando era bambino. «Ma i miei genitori non la vedevano proprio così», racconta. «Già mi immaginavano come un maestro di musica povero in canna, a dare lezioni in una soffitta coi vetri rotti e coi guanti tagliati sulle dita». Così, niente conservatorio. «Ma forse per reazione a quel diktat mi regalarono una chitarra, su cui letteralmente mi buttai a capofitto». La famiglia di Contri viveva a Genova all’epoca, la Genova di De Andrè, di Paoli, di Lauzi, di Tenco. Dei migliori insomma. E il ragazzo comincia a suonare nelle band studentesche, esibendosi nei lidi del litorale al ritmo del primissimo Celentano. «Poi nella vetrina di un negozietto dei carrugi vidi un vecchio contrabbasso. Uno strumento di compensato, ma mi piacque e lo comprai. Cominciai a studiarlo da autodidatta, ascoltando Paul Chambers e osservando le diteggiature ai concerti che andavo a sentire. Avendo uno swing innato, diventai piuttosto bravo». Pochi lo sanno, ma è merito di quel contrabbasso se Alberto Contri ha intrapreso la carriera del pubblicitario. «Nel frattempo la mia famiglia si era trasferita a Biella, mia sorella aveva aperto uno studio legale e il mio destino era quello di entrarci, una volta ottenuta la laurea in Giurisprudenza. Così facevo tutti i giorni la spola da Milano, dove oltre a studiare suonavo nella Bovisa New Orleans jazz band, storica formazione meneghina. È stato lì che incontrai Bebo Zancan, allora direttore creativo della Mondadori. Quando morì mio padre, gli chiesi aiuto per trovare un lavoro. “Lo sai fare il copywriter?”, mi domandò. “Cos’è?”, ribattei. “Te lo insegno io”, mi rispose, e così entrai in Mondadori. E lì, un altro giro di valzer: il direttore del personale era Arrigo Polillo, responsabile della rivista Musica Jazz, che assumeva molto volentieri jazzisti e jazzofili, e organizzava con Norman Granz il Jazz at the Philarmonic, una manifestazione a cui partecipava gente del calibro di Duke Ellington ed Ella Fiztgerald. Tutti i jazzisti dell’azienda erano mobilitati per l’organizzazione in permesso comandato, chi a occuparsi di backstage, chi dell’ospitalità etc. E così mi trovai gomito a gomito con alcuni dei miei miti». Alberto Contri ha persino avuto il privilegio di suonare con Louis Armstrong. «Era il 1968», ricorda, «e lui era in Italia per il Festival di Sanremo. Lo invitarono negli studi Rai di Milano per una puntata di Quelli che la domenica e indovinate chi chiamarono per accompagnarlo? Noi! Ci misero addosso degli smoking bianchi, perché facessimo finta di suonare durante un’esibizione in playback. Ma lui arrivò un’ora prima, e si mise a suonare con noi!». Contri rivedrà quella storica session solo molti anni dopo, quando ospite di una trasmissione di Michele Santoro in qualità di creativo pubblicitario della McCann Erickson, si commuoverà nello scoprire che la sua scheda personale cita l’esibizione con Armstrong. Si trattava di un fotogramma di una registrazione di Quelli che la domenica rintracciata da Sandro Ruotolo nelle teche Rai. «Qualche anno dopo, non appena fui nominato consigliere Rai, mi feci portare d’imperio una ventina di cassette con quella registrazione!», dice Contri trattenendo a stento l’emozione. Gli anni da manager e la carriera portano via tanto, troppo tempo alla musica, e Contri vive la sua passione più da ascoltatore che da esecutore. «Ero spesso all’estero per lavoro, e ogni volta che soggiornavo a Londra o a New York, non perdevo occasione di andare a sentire i grandi che si esibivano nei jazz club più rinomati della città». Ascoltatore, e collezionista, va detto assolutamente. Una passione iniziata quasi per caso, nel ‘95-’96, quando per riaccendere un amore antico Contri acquista un paio di chitarre, per il puro gusto di possedere l’oggetto. Oggi, di chitarre, ne possiede una settantina e molti sono strumenti pregiati. Alcuni sono pezzi unici. E costosissimi. Alberto Contri sta addirittura mettendo insieme un libro dedicato ai suoi strumenti. «Inizialmente doveva essere solo un catalogo della mia collezione, con immagini che ho scattato io stesso in un piccolo studio fotografico allestito a casa. Poi mi sono reso conto che avrei potuto mettere insieme una vera e propria storia della chitarra a partire dal anni ‘30. Sarà pronto in un paio d’anni, e spero di trovare un editore che lo pubblichi». In attesa di trovare un adeguato mecenate è anche il progetto Bjg roots, col quale Contri e altri 16 musicisti, tra cui Lino Patrono, cercano di disseppellire le radici del Blues, del Jazz e del Gospel (da qui le iniziali del progetto) attraverso un repertorio che ne ripercorre la storia. Sulle orme delle Seeger Session di Bruce Springsteen, la band di Contri si è esibita per ora al Blue Note di Milano, al Tempio di Adriano a Roma e all’Arena, sempre a Milano, in occasione del Jazzin festival, quando è stato anche registrato un Dvd con la performance della Bjg band. «Abbiamo sottoposto il repertorio al comitato dell’Auditorium di Roma, e ci hanno dato il via libera per un’esibizione, se riusciamo a trovare lo sponsor. Ora non ci resta che entrare nei giri giusti, delle persone che ti chiamano».«Possiedo circa 70 chitarre, che naturalmente non tengo a casa: stanno in un bunker di un amico che ha una piccola azienda, in un locale con temperatura e umidità costanti. È come un harem, ogni tanto me ne porto a casa qualcuna, le mie preferite del momento, per tenerle vicino al mio letto. Con chi gioco ora? Con una J45, una Gibson acustica e poi con una splendida giapponese realizzata in palissandro brasiliano dal liutaio Matsuda. Come elettrica ho un pezzo unico, una Telecaster disegnata da Dan Newman, comprata al Nal di Los Angeles. Il grande amore? Sono tante, ma tra tutte ci tengo a citare una D’Angelico del ‘34, bella e con un bel suono. Di amplificatori ne ho sei o sette. E bastano. Perché oltre alle chitarre boutique, sapete, ci sono anche gli amplificatori boutique…»